Sono troppe le versioni del Tanqueray?

Chi vi scrive è un fan di lunga data del Tanqueray: rimasto folgorato dal suo gusto classico e inconfondibile, più di 15 anni fa, sono cresciuto col suo sapore, con fedele devozione. Ho atteso con impazienza l’importazione in Italia del Tanqueray No. Ten, dopo aver appreso del rivoluzionario lancio negli Stati Uniti di questo Gin. Rivoluzionario perché rappresentava una vera novità e clamorosa: aggiungere a qualcosa di già perfetto degli elementi in più, che rendevano questo nuovo Gin davvero interessante, ad iniziare dal packaging.
Per la prima volta, Tanqueray, o chi la controlla, s’era accorta che il mondo del Gin stava cambiando e ha voluto entrare aggressivamente nel mercato Premium, stabilendo un punto fermo e deciso. Non a caso il No. Ten ha fatto storia, il design della bottiglia ha vinto premi, il contenuto è stato osannato ovunque, e ormai è normale trovarlo in ogni locale, con una capacità di penetrazione nel mercato che solo un’azienda di quelle dimensioni può avere.

Tanqueray London Dry

Nel frattempo il Gin è evoluto, negli ultimi 10 anni possiamo dire che sia completamente cambiato, la percezione tra gli addetti ai lavori e nel consumatore finale è mutata, sono mutati i volumi delle vendite, il mercato è letteralmente esploso, ed è qui che forse nascono i problemi.

 

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Se oggi il Gin è ciò che è, un distillato che permette una ricerca e Tanqueray Old Tomsperimentazioni pressoché infinite, con innumerevoli variazioni sul tema e di qualità, lo si deve alle intuizioni dei piccoli produttori, che hanno saputo alzare il livello, tramite studi, innovazioni, felici intuizioni di chi ha saputo creare prodotti differenti e sempre più interessanti.

È di pochi giorni fa la notizia di una nuova versione “limitata” del Tanqueray: il Bloomsbury Gin, di cui saranno disponibili “solo” 100.000 bottiglie, che segue l’Old Tom dell’anno passato: qualcuno mi spieghi il senso di pubblicizzare un numero del genere quando qualsiasi piccolo produttore si sogna di venderne così tante in un intero anno? Nel comunicato stampa che ha annunciato questo Gin, si parla di una ricetta storica che è stata riproposta in questa versione, cosa di sicuro vera, ma convince poco la strategia che c’è dietro. Non piace questo voler inseguire le realtà più piccole, vendendo un Gin prodotto in grandi numeri come un’edizione limitata.

Da super appassionato di questo brand, mi aspetto di più di “banali” strategie di marketing, Tanqueray ha saputo ispirare produttori e consumatori, non ha bisogno di trucchetti per lanciare un nuovo prodotto, che di sicuro sarà notevole.

E per inciso e per concludere, se questi comportamenti possono essere considerati piccoli peccati, da parte di chi nutre nei confronti di questo Gin una venerazioneTanqueray Bloomsbury senza uguali, l’aver diminuito la gradazione alcolica del Tanqueray London Dry Gin distribuito in Italia, da 47% a 43,1%, è un’offesa che sarà difficilissimo dimenticare!

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